Il Vino di Milano: Un viaggio per scoprirlo

San Colombano al Lambro: una trentina di chilometri da Milano ma parte della Città Metropolitana, Borgo Insigne per concessione di Carlo II di Spagna, paese natale del Beato Don Carlo Gnocchi, è la patria del vino di Milano. Del resto, il legame tra San Colombano al Lambro e Milano dura da quasi mille anni: da quando l’Imperatore Corrado II donò questo territorio ad Ariberto d’Intimiano, Vescovo di Milano. Molti personaggi illustri nella storia legano il loro nome a questo borgo: tra tutti, il visitatore più famoso è certamente Francesco Petrarca...

, che lo cita in una sua lettera del 1353 all’Arcivescovo di Genova: “E’ questo un vago fertilissimo colle, posto quasi nel mezzo della Gallia Cisalpina, cui dalla parte esposta a Borea e ad Euro è prossimo S.Colombano, castello assai noto e cinto di forti mura … Io non conosco altro luogo che in positura si poco elevata, si vegga attorno si vasto prospetto di nobilissime terre; sol che tu giri d’attorno l’occhio ti si offrono innanzi, Pavia, Piacenza e Cremona …”.

Si capisce già da questo che trascorrere qualche ora visitando il paese potrebbe non essere tempo perso; aggiungiamo – ed è la ragione principale del nostro viaggio – che anche il vino qui ha radici antiche, e che di alcuni di questi vini e vigneti parla già Francesco Redi nel ‘500.

Visitiamo il Castello, che Federico Barbarossa fece ricostruire dopo averlo distrutto, che è stato possedimento visconteo e dei certosini, e che ancora, nelle sue parti visitabili e visibili anche solo dall’esterno, ben testimonia il rilievo e l’importanza di questa collina, giriamo per le vecchie strade del borgo ammirando chiese e palazzi, e ci immergiamo poi nel vino che viene prodotto in questa zona. Per farlo al meglio, scopriamo le cantine e le aziende di quattro produttori: Panigada – Banino, Pietrasanta, Panizzari e Nettare dei Santi.

Le prime due sono nel centro del paese; la terza e la quarta si trovano in collina, con una meravigliosa vista sui vigneti e sulla pianura padana e immerse nella natura.

Così riusciamo ad apprezzare tutte le tipologie di vino tradizionalmente prodotte su questa collina: la Verdea, vino bianco che nasce dall’uva omonima tipica di questa zona; gli altri vini bianchi (da provare il Banino bianco di Panigada), i rossi frizzanti che tanto bene accompagnano certi piatti tipicamente padani, i grandi rossi riserva che stagionano quieti per anni nelle botti e nelle bottiglie. Ma non solo: riusciamo a farci sorprendere da vini che non immaginavamo: lo Spumante Metodo Classico Domm di Nettare dei Santi, e il loro Passito di Verdea (Solitaire); e poi anche i due passiti di Panigada e Panizzari, fatti con uve di Malvasia di Candia.

Ma dei vini, anche di quelli assaggiati nella settimana alla Porta del Vino, parleremo più dettagliatamente. Per adesso, non ci resta che pensare alla prossima gita nel “borgo insigne”.

 

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