Nebbiolo VS Barbera

Il più nobile contro uno dei più popolari. In comune hanno la terra d’elezione, una delle più celebri di tutto il mondo vitivinicolo: l’austero Piemonte. Stiamo parlando di Nebbiolo e Barbera, due vitigni importantissimi per l’enologia italiana, che nell’immaginario si contrappongono proprio per la storia e i quarti di nobiltà: in realtà, soprattutto oggi, entrambi capaci di offrire al nostro palato grandissimi vini.

“Il re dei vini, il vino dei re”: è la definizione che da un secolo e mezzo accompagna il Barolo, figlio prediletto del Nebbiolo: è vero che è un po’ datata, ma è anche vero che – anche e soprattutto nel vino – la tradizione qualcosa conta ancora, come è vero che ancora oggi molte espressioni del Barolo mietono successi in tutto il mondo. Accanto a sua maestà, nei decenni sono cresciuti in Piemonte molti principi del sangue: Barbaresco, Boca, Carema, Gattinara, Ghemme, per citarne solo alcuni (e in rigoroso ordine alfabetico). Anche in Lombardia, naturalmente, abbiamo un grande Nebbiolo in Valtellina: ma ce ne occuperemo nella prossima puntata…

Da sempre il Nebbiolo genera vini che tendenzialmente danno il meglio dopo qualche anno di affinamento, che al primo impatto possono risultare difficili per una certa acidità o per i tannini acerbi, e che sviluppano comunque una notevole complessità. Certo, con i progressi delle conoscenze tecniche in vigna e cantina queste caratteristiche si sono un po’ attenuate verso una maggiore immediatezza, ma insomma…

Dall’altra parte il (o “la”) Barbera, vino quant’altri mai “popolare” nell’immaginario – forse fa pari, grazie a Raoul Casadei, il Sangiovese di Romagna – anche nelle canzoni: da Barbera e Champagne di Gaber a Barbera Barbera siamo tutti figli tuoi della tradizione delle osterie.

Certo, la Barbera presenta molte varianti: da quelle più tradizionalmente robuste del Piemonte (Asti, Alba, Monferrato…) a quelle più “facili” dei colli tra l’Oltrepò Pavese e il Piacentino, senza contare i vini nei quali entra in compagnia di altre uve.

È anche vero che tutti gli esperti e i critici parlano, negli ultimi quarant’anni, di “rinascita della Barbera”, soprattutto grazie a Giacomo Bologna, che da geniale precursore intuì la possibilità di farne un vino più raffinato e “profondo” di quanto all’epoca fosse possibile trovare. Il grande apripista è stato poi seguito da tanti, tantissimi produttori, che oggi danno luogo a vini eccellenti e a tutte le diverse denominazioni e sotto-denominazioni che si possono trovare e apprezzare sul mercato.

 A questo punto, in vista della “specialissima” degustazione del 9 maggio alla Porta del Vino, mi ripropongo, e riproporrò agli amici che interverranno, alcune domande che in tanti anni di bottiglie stappate e di bicchieri assaggiati mi hanno sempre ronzato nella testa: è davvero Nebbiolo contro Barbera? Si possono davvero amare entrambi? I vini da Nebbiolo, così raffinati e austeri, possono essere “vini del cuore”?

Io, ormai, qualche ipotesi seria di risposta ce l’ho: dal 10 maggio, prometto, comincerò a definire le risposte e a condividerle qui.

 

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